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IL Fallo Alato

 

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  • Il Fallo a Pompei
  • Le Ali del Fallo
  • Il fallo come attributo divino
  • Il culto del Fallo nei secoli successivi:
  1. Sant Agostino
  2. Malleus Maleficarum nella Caccia alle streghe 1482
  3. Lord Hamilton nel 1781
  4. Il corno
  5. Festa Giapponese del Pene di Ferro,  Kanamara Matsuri (かなまら祭り

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Il Fallo Alato a Pompei

Nell'immaginario dei Romani era un oggetto che noi oggi definiremmo osceno, dimentichi che questo termine, nel mondo antico, non ha lo stesso significato che esso ha oggi per noi. Un romano non avrebbe mai definito obscenus, un fallo alato perché nel suo mondo, questo termine indicava ciò che era di cattivo augurio, e quindi l'esatto opposto di quanto invece identifica una delle immagini più note da Pompei, dal mondo romano e dell'arte romana.

Per fare appello a tutta la sua forza magica, il fallo alato va riprodotto, smisurato, enorme, propiziatore, capace di allontanare gli spiriti del male, capace di dare protezione alla casa e agli ambienti di lavoro, forza della natura contro il male, i demoni flagellanti e il fascinum: la potenza negativa dell'occhio secco.

Falli alatifalli tortili, falli a sembianza di animale, falli che si intrecciano a falli, falli che si innestano su falli. E sembra invero una rincorsa senza fine, una vera e propria mania, quella di riprodurre questo simbolo protettivo su mille oggetti, appesi dappertutto.


Religione e superstizione si intrecciano in un mondo in cui tutto sembra ruotare intorno al sesso che, fonte di vita e di gioia, è per i romani è un fenomeno positivo, magico, talvolta dotato di una potenza spirituale che indirizza la vita, ed, attraverso la riproduzione, la travalica.

Noi definiremmo superstizione pratica o magia spicciola quella volontà di possedere un amuleto contro quell'oculus malignus, sempre in agguato e codificato, nella sua sostanza già da Plinio il Vecchio; secolare fonte di tribolazione per l'essere umano, deve proteggere i più deboli, i più fragili, ed è dunque per questo se, come racconta Varrone nel De lingua latina, al collo dei bambini si appende, contro il malocchio, una bulla contenente un amuleto a forma fallica

La fantasia degli artigiani romani era spesso incline a spiccare il volo e la potenza magica di un simbolo si legge anche nella capacità di conferirgli connotati stregati o grotteschi, le ali, in questo caso.

Inserite anche nella segnaletica stradale pompeiana, queste immagini, per noi bizzarre, svolazzando qua e là, servivano a scacciare il lato più oscuro della nostra umanità ed attraverso una mutazione stilistica che approderà al corno, continuano la loro opera di bonifica anche nell'età contemporanea.

 

Laura Del Verme
archeologa

Per chi volesse approfondire:
Eva Björklund, Lena Hejll, Luisa Franchi dell’Orto, Stefano De Caro, Eugenio La Rocca (a cura di), Riflessi di Roma. Impero romano e barbari del Baltico, catalogo della mostra (Milano, AltriMusei a Porta Romana, dal 1° marzo al 1° giugno 1997), L’Erma di Bretschneider, 1997.


Megan Cifarelli, Laura Gawlinski (a cura di), What shall I say of clothes? Theoretical and methodological approaches to the study of dress in antiquity, American Institute of Archaeology, 2017.


Carla Conti, Diana Neri, Pierangelo Pancaldi (a cura di), Pagani e cristiani. Forme ed attestazioni di religiosità del mondo antico nell’Emilia centrale, Aspasia edizioni, 2001.


Jacopo Ortalli, Diana Neri (a cura di), Immagini divine. Devozione e divinità nella vita quotidiana dei romani, testimonianze archeologiche dall’Emilia Romagna, catalogo della mostra (Castelfranco Emilia, Museo Civico, dal 15 dicembre 2007 al 17 febbraio 2008), All’Insegna del Giglio, 2017.


Adam Parker, Stuart McKie (a cura di), Material approaches to Roman magic. Occult objects and supernatural substances, Oxbow Books, 2018.
Varone, Erotica Pompeiana( Iscrizioni d'amore sui muri di Pompei, L’Erma di Bretschneider, 2002.



Le ali del fallo

Il fallo veniva rappresentato con le ali per sottolinearne le qualità divine.

In quanto alato, il fallo poteva collegare gli uomini con il cielo, l’ultra-terreno, il divino.

Le ali, e quindi la capacità di levarsi in volo consentivano di abbandonare il mondo terreno per accedere ad un mondo estraneo, inaccessibile, sconosciuto. Il Cielo si immaginava abitato dagli Dei, il luogo dove risiede il divino in generale, il sopra-naturale. L’Olimpo, il Paradiso, il Dio cristiano venivano tutti immaginati in cielo.

Nella più  famosa rappresentazione del Dio cristiano, la Creazione di Michelangelo, Dio e Adamo sono in cielo, adagiati sulle nuvole.

Raggiungere il cielo era impossibile per la maggior parte degli esseri viventi della terra, fino a soli 100 anni fa.  È quindi chiaro come per gran parte delle culture sviluppatesi nei secoli il cielo venisse visto come il luogo dove risiedeva ciò  che poteva  essere solo immaginato.

Gli unici in grado di accedere al cielo, a questo luogo considerato soprannaturale,  erano gli uccelli.

Gli uccelli, fin dall’età del bronzo, sono stati ritenuti capaci di collegamento con il divino. La divinazione degli uccelli era la loro presunta capacità di fornire elementi per prevedere il futuro. Il volo degli uccelli, la loro apparizione in sogno oppure in particolari momenti potevano contenere presagi ed essere interpretati per formulare previsioni.

La capacità di volare conferiva agli uccelli un carattere speciale, ultra-terreno in quanto consentiva loro l’accesso ad un mondo inaccessibile a tutti gli altri esseri viventi della terra.

Nella religione greco-romana ritroviamo l’attributo delle ali nel Dio Hermes/Mercurio in quanto messaggero degli dèi, colui che collegava il cielo con il mondo reale. Cupido, il figlio di Venere, utilizzava le ali per raggiungere gli umani e farli innamorare scoccando le sue frecce. Gli Angeli della iconografia cristiana sono uomini dotati di ali. È l’arcangelo Gabriele ad informare Maria che stava per concepire il figlio di Dio. Un uccello, la civetta era l’animale sacro a Giunone, la regina degli Dei. Ancora oggi la civetta la troviamo in tanti salotti quale soprammobile beneaugurante. 

Noi oggi, abbiamo perso quella percezione del cielo quale luogo sconosciuto, magico, divino, inaccessibile e dunque luogo dove immaginare gli Dei dell’Olimpo, il paradiso, il Dio Cristiano, i defunti. L’espressione  “è volato in cielo” è legata alla necessità di individuare un luogo “altro” rispetto alla terra, al quotidiano di tutti i mortali.

Dopo l’invenzione degli aeroplani, questa identificazione del cielo quale sede del divino è più difficile da comprendere ma rimane in alcune espressioni o simboli come appunto il fallo alato.

In Italiano il pene viene chiamato “uccello”, così come in inglese “cock”, in americano “canary”, in spagnolo “polla”. 



Il Fallo come attributo divino

In quanto considerato fonte della vita, in grado di pro-creare dunque creare, possiede una dote comune ali dei, divina.

Proprio per sottolineare la sua fecondità e potenza creatrice, un fallo smisurato è attributo di Priapo, Dio dei campi e dei raccolti della religione greco-romana, .

Simboli fallici oppure raffigurazioni di Priapo venivano posti agli ingressi dei campi sia per ingraziarsi la sua benevolenza ma anche perché con il suo fallo smisurato incutesse paura allontanando ladri e malintenzionati.

In agricoltura, in quanto fortemente condizionata da imprevedibili eventi atmosferici, c’era molta attenzione agli effetti della buona o cattiva sorte. Per questo motivo l’attributo del Dio delle messi e dei raccolti assumeva un ruolo importantissimo nel propiziare buoni raccolti. Simboli fallici erano d’obbligo agli ingressi dei campi in epoca romana. Ancora oggi è frequente vedere a protezione delle campagne, enormi corni, diretti discendenti del fallo di Priapo.



Il culto del Fallo nei secoli successivi


Sant’Agostino

 

Sant'Agostino (354 d.C.-430 d.C.) vescovo di Ippona Regis (nell'odierna Algeria), racconta queste celebrazioni pagane [1] , descrivendo le antiche processioni della fertilità con un pregiudizio cristiano di forte disapprovazione::

“Dice Varrone che in Italia si celebravano certi riti di Liber (dio italico della fecondità e dei campi * ) che erano di tale sfrenata malvagità che le vergognose parti del maschio venivano adorate in suo onore ai crocicchi. […] Infatti, nei giorni della festa del Liber, questo membro osceno, posto su un carrettino, veniva dapprima esibito con grande onore all'incrocio delle campagne, e poi trasportato nella stessa città. […] In questo modo, sembra, doveva essere propiziato il dio Liber, per assicurare la crescita dei semi e respingere l'incanto (fascinatio) dei campi”. [2]

A quel tempo, sebbene considerati osceni dal clero cristiano, i fascinum continuavano ad essere usati per scongiurare il male. Venivano indossati come amuleti di protezione, in particolare da bambini e soldati, (all’epoca le categorie con più elevata mortalità).

Purinega tie duro ( dal Latino: “Difficile punire” ) 1470-1480 (circa). British Museum

 

Malleus Maleficarum per la Caccia alle streghe  - 1482

Nel 1484, il Papa diede l’avvio ufficiale alla caccia alle streghe. Caccia che durerà due secoli portando ad oltre 60.000 condanne capitali, per lo più donne.

Per guidare i persecutori, la chiesa commissionò un manuale a due frati benedettini, il Malleus Maleficarum.. Un manuale ufficiale di grande successo che la Chiesa Cattolica utilizzò per due secoli.

L’associazione tra uccello e fallo si ritrova anche in questo manuale che spiega : infine, cosa bisogna pensare delle streghe che raccolgono membri virili, talora anche in numero considerevole, anche venti o trenta, e li mettono nei nidi degli uccelli mangiando avena o altre cose come è stato visto fare da molti e come comunemente corre voce? Un uomo ha infatti riferito che aveva perduto il suo membro e che per recuperare la propria integrità era andato da una strega. Questa ordinò di arrampicarsi su un albero e gli consentì di prendere quello che voleva da un nido in cui si trovavano molti membri. E poiché lui aveva messo le mani su uno grande, la strega gli disse: “non prendere quello!  e aggiunse che apparteneva a uno del popolo “



Lord Hamilton lettera da Napoli – 1781

Ancora alla fine del ‘700 in Italia resiste l’antico culto del fallo. In una lettera da Napoli del 31 dicembre 1781, William Hamilton descrive l’usanza a Napoli tra bambini e donne di ceti popolari di indossare amuleti con simboli fallici chiaramente derivanti dal culto di Priapo dell’antica Roma. La funzione di questi amuleti era naturalmente quella di proteggere dagli incantesimi e dal malocchio

Si trattava di amuleti in argento, avorio, corallo molto simili a quelli rinvenuti tra gli scavi di Ercolano. Hamilton collezionò molti amuleti sia moderni che provenienti dagli scavi archeologici di Ercolano per inviarli al British Museum.


Nella stessa lettera Hamilton testimonia della sopravvivenza alla fine del ‘700 del Culto di Priapo nella città di Isernia e la sua fusione con il culto Cristiano. Nel corso della annuale festa dei santi medici Cosimo e Damiano venivano venduti in gran quantità simboli fallici di varia fattura e dimensione. Tali oggetti avevano funzione propiziatorio e bene augurante soprattutto per le donne che partecipavano alla festa, spesso per rimediare alla loro sterilità.


Donne con falli volanti, illustrazione dall'album turistico di Pompei, c. 1880. Immagine per gentile concessione del Kinsey Institute for Research in Sex, Gender, and Reproduction. Clicca per ingrandire.


Il Corno

Nel Sud Italia ed in particolare a Napoli, il corno ha sostituito il fallo come amuleto beneaugurante. La religione cattolica e la morale comune hanno condotto alla scomparsa del fallo in quanto simbolo pagano ed amuleto portafortuna ed alla sua sostituzione con il corno. Così come nell’antichità i contadini ponevano un grande fallo, simbolo del Dio Priapo a protezione dei loro campi, così ancora oggi grandi corna sono immancabili nelle moderne aziende agricole del Sud Italia.

Il corno viene regalato ed indossato in quanto amuleto a protezione dalla cattiva sorte e dal malocchio ovvero da invidia, gelosia e cattiveria. È molto diffuso e frequente sia nelle case dei Napoletani che nelle botteghe e ristoranti. 

La credenza vuole che se il corno si rompe significa che ha neutralizzato il malocchio o la malasorte, insomma ha avuto effetto. 


5.Il Pene di Ferro Kanamara Matsuri (かなまら祭り

In Giappone, ogni anno ad aprile, si svolge la festa del “Pene di Ferro”. Una festa religiosa che risale a tempi molto antichi durante la quale si svolgono processioni di carri con enormi falli e preghiere per propiziare fertilità, fortuna, armonia familiare.


Una curiosità un po' macabra ( * ):

Tatuaggio di fallo alato su pelle umana conservata, datato 1904-5. Dalla collezione del
Muséum national d'Histoire naturelle (MNHN), Parigi. Immagine © MNHN, Parigi.( * )