Materiali e lavorazione

Materiale: Marmo di Carrara scolpito

Realizzato in: Italia

Dimensioni e peso

Altezza: 70 cm

Larghezza: 25 cm

Profondità: 25 cm

Peso: 20 kg

Descrizione

C'è un gesto, in questa scultura, che attraversa più di duemila anni: la Venere Callipigia solleva il panneggio e si volge a contemplare la propria bellezza. Un istante di intimità sospeso, fissato nel marmo. L'originale, copia romana di età imperiale da un modello ellenistico, è custodito al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), dove arrivò con la collezione Farnese.

La nostra riproduzione nasce dal vero marmo di Carrara: scolpita dal blocco e rifinita a mano dai nostri maestri, conserva la morbidezza delle carni e la tensione del drappeggio che resero celebre l'opera. Le venature del marmo, irripetibili in ogni esemplare, fanno di ogni pezzo un oggetto unico.

Non un soprammobile, ma una presenza: una scultura che dialoga con la luce e definisce lo spazio attorno a sé. Pensata per chi sceglie di vivere accanto alla bellezza autentica.

Dettagli

  • Materiale: marmo di Carrara
  • Altezza: 70 cm · Peso: ~20 kg
  • Lavorazione: scolpita dal blocco, rifinita a mano
  • Originale: Venere Callipigia, MANN – collezione Farnese
  • Finitura: ogni pezzo presenta venature naturali uniche

Imballaggio rinforzato su misura per la spedizione in sicurezza.

La Storia

Venere Callipige

Dalla Domus Aurea di Nerone, prima di finire nella Collezione Farnese, proviene un’eccellente copia romana di un originale ellenistico, raffigurante Afrodite seminuda e nota come Venere Callipige (Kallipygos = dalle belle natiche), messa a confronto in relazione con un’altra divinità simile ospitata secondo Ateneo in un tempio di Siracusa e che non si potrebbe giustificare in un luogo di culto per la sua sensualità.

La dea, infatti, dall’aspetto più che giovanile, è raffigurata mentre si scopre il corpo alzando con le braccia il leggerissimo chitone a fitte pieghe, legato in vita, e compiaciuta com’è delle sue forme si volge indietro a mirarle riflesse forse nell’acqua nella quale si prepara probabilmente a bagnarsi.

La statua infatti sembrerebbe destinata al centro di un laghetto, per cui immaginandola in un tale contesto si attenuerebbe senz’altro l’esagerata sensualità e la leziosità tutta femminile che promana dal suo corpo.

Esso è elegantemente modellato a spirale e fatto per essere guardato da tutte le parti, quasi padrone dello spazio che la circonda complice un sottile gioco di chiaroscuro creato dal contrasto della luce diffusa e sfuggente sulle parti nude e bloccata invece nelle ombre dei crespi capelli e delle pieghe del chitone.

Siamo dunque nella fase in cui (tra III e II sec. a.C.) l’arte ellenistica, incominciando a spaziare con un’infinità di soggetti e temi variamente trattati, approda conseguentemente ad un’infinità di risultati, non sempre validi e tuttavia utili alla rottura di certi schemi e alle esigenze del gusto e della vita che andava cambiando.